Saturday, September 5, 2009

Fratelli d'Italia


"Riserva una buona accoglienza agli stranieri, perchè un giorno anche tu sarai uno straniero !". Oggi l'Italia sembra ignorare il consiglio dello scittore Roger Ikor, vincitore nel 1955 de premio Goncourt. Da qualche anno in Europa il dibattito sull'immigrazione si è radicalizzato. Dopo l'Austria e la Russia, adesso anche l'Italia è diventata ostile agli immigrati. Soprattutto in questi tempi di crisi economica. La Camera dei Deputati ha preso in esame il "pacchetto sicurezza" del Governo Berlusconi, che è già stato approvato dal Senato il 5 febbraio (...). Dopo la campagna della Lega Nord e dei mezzi di informazione l'Italia sembra impegnata in una battaglia violenta contro gli immigrati, diventati i capri espiatori per tutti i mali che affliggono il Paese. Non ci vuole molto per capire che questa legge è un regalo del premier Silvio Berlusconi alla Lega Nord per il sostegno ricevuto alle ultime elezioni. Non a caso una delle prime mosse del Presidente del Consiglio è stata nominare Roberto Maroni - uno degli uomini forti della Lega Nord - Ministro dell'Interno. Un modo per ricompensare il leader della Lega, Umberto Bossi, e permettergli di estendere la sua influenza su tutto il Paese, oltre che nelle sue roccaforti tradizionali.

Il "pacchetto di sicurezza" prevede una pena da sei a quattro anni di carcere per le persone in situazione irregolare che restano sul territorio italiano nonostante il mandato di espulsione (...). Gli immigrati saranno obbligati a presentare il permesso di soggiorno per ogni atto di stato civile (come il matrimonio o il riconoscimento di un figlio) e ogni volta che vorranno usare i servizi internazionali di trasferimento di denaro. La misura avrà conseguenze disastrose per i Paesi africani, che contano molto sulle rimesse di chi vive all'estero. Inoltre, i gestori di questi servizi saranno tenuti a denunciare i loro clienti in situazione irregolare. Il Governo italiano appoggia apertamente quest'istituzionalizzazione della delazione e incoraggia i cittadini a denunciare gli immigrati clandestini (...).

La Lega Nord ha anche proposto di allungare da due a sei mesi il tempo di permanenza degli immigrati irregolari nei centri di accoglienza temporanea. E di legalizzare le ronde formate da gruppi di cittadini non armati, che sono già attive nelle città del Nord. Molte formazioni politiche si sono mobilitate per organizzare delle ronde : oltre alla Lega, che le ha create nel 1997, anche i gruppi di estrema destra Fiamma Tricolore, Forza Nuova e La destra. Solo a nominarle, queste cacce all'uomo fanno venire i brividi e riportano alla mente alcune delle pagine più buie della storia recente, in particolare dell'Italia fascista. A Massa La destra ha organizzato una serie di ronde battezzate "Sss" (Soccorso sicurezza sociale), una sigla che evoca la polizia di Adolf Hitler (...). (Sakho Jimbira Cheikh, Sud Quotidien, Senegal - Internazionale n.795 15/21 maggio 2009).

Friday, September 4, 2009

La Cei: "L'Italia è già multietnica"

Roma, 11 maggio 2009 - Il tema immigrazione domina il dibattito politico e innanzitutto è la Lega a far sentire la sua voce, dopo che ieri il presidente del Consiglio ha detto di no ad una “Italia multietnica”. E’ Umberto Bossi a tornare sull’argomento e il leader leghista ci tiene a sottolineare che è merito del Carroccio se tutto il centrodestra adesso è impegnato su questo fronte: “Stiamo facendo proseliti, le nostre idee camminano perché hanno gambe”. E mentre il Governo comunica il rimpatrio di altri 240 clandestini, dall’opposizione arrivano le dure critiche del segretario del Pd Dario Franceschini, secondo il quale il tema immigrazione viene strumentalizzato per “coprire le imbarazzanti vicende personali del premier” e la crisi economica: “Un modo abbastanza disgustoso di fare campagna elettorale”, dice Franceschini.
E anche la Cei incalza con monsignor Crociata che sottolinea: “La società interculturale c’è già”. Anche se poi precisa che “tutto deve essere inserito in un rigoroso rispetto della legalità, necessaria garanzia per l’integrazione”.

Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ha commentato le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulla società multietnica, poco prima di entrare nella chiesa del Sacro Cuore di Genova Carignano, dove si celebrano i funerali di don Gianni Baget Bozzo scomparso venerdì scorso. «Non so in che mondo viva Berlusconi -ha detto Casini- negare la società multietnica significa vivere fuori dalla realtà. Il problema non è dire no agli extracomunitari o alla società multirazziale che c’è già, ma dire sì ad un’accoglienza alle persone oneste ed essere rigorosi contro i clandestini e i disonesti. Mi sembra -ha aggiunto Casini- che ci sia molta demagogia nella posizione di chi dice no alla società multirazziale che in Italia c’è già. Nel momento -ha concluso Casini- in cui abbiamo un presidente degli Usa con la pelle nera, dire no alla società multietnica, mi sembra di tornare all’età delle caverne». (Quotidiano.net, 11 maggio 2009)

Como, nozze e centralino in dialetto. Le invenzioni di un Assessore leghista

"E adess v'el disi bèl ciaàr: da quest mumènt chì sii marì e mijèè". A Palazzo Cernezzi, sede del municipio di Como, si è celebrato il primo matrimonio in vernacolo. Davanti all'assessore all'Ambiente, il leghista Diego Peverelli, una coppia di comaschi di mezza età che ha scelto di unirsi con rito civile, ma celebrandolo anche in dialetto. Peverelli, tuttavia, come prevedono le leggi in materia, ha dovuto pronunciare il "vi dichiaro marito e moglie" anche in italiano, come pure in doppia lingua ha letto i diritti-doveri dei due coniugi.In municipio sono arrivati fotografi e telecamere, oltre a diversi curiosi per la singolare cerimonia. I due sposi sono apparsi piuttosto sorpresi per tanto interesse. Peverelli non è nuovo a iniziative clamorose: un anno fa inventò il centralino comunale in vernacolo. Basta comporre il numero e si sente la sua voce che in dialetto comasco invita l'interlocutore: "Se ta vret parlaà cun l'operaduù, schiscia ul quater". A volere che il rito fosse in lingua dialettale sono stati i due sposi, circondati da amici e parenti. Presente anche il consigliere regionale leghista Edgardo Arosio. La Lega ha già presentato in parlamento una proposta di legge a firma del deputato Pierguido Vanalli, peraltro, intitolata "Introduzione dell'articolo 107-bis del Codice civile per la celebrazione dei matrimoni in lingua locale". (La Repubblica, 4 settembre 2009)

Wednesday, September 2, 2009

La Sicilia normanna e multietnica

Con i Normanni si costruiscono in Sicilia, mentre la maggior parte dell'Europa è ancora barbara e feudale, le basi di uno stato moderno (…). Ruggero trascorse i 15 anni del suo effettivo dominio a costruire le fondamenta del nuovo stato. Diversamente dai normanni di Guglielmo il conquistatore, che avevano conquistato l'Inghilterra, fu tollerante con i costumi e le tradizioni greche, latine e arabe che in quel periodo coesistevano in Sicilia. Con Ruggero d'Altavilla la Sicilia ritorna a far parte del mondo occidentale ma contemporaneamente non taglia i legami con l'oriente, mantenendo il Gran Conte armate musulmane e rapporti di amicizia e di commercio con tutto il bacino del mediterraneo e non cedendo mai alle lusinghe di crociate in Terra Santa.
Morì a Mileto, il 22 giugno del 1101, all'età di settanta anni. Rimase reggente la sua terza moglie, la gran contessa Adelasia, dalla quale aveva avuto due figli: Simone e Ruggero. Simone, il primogenito morì fanciullo, lasciando erede il piccolo Ruggero che a 10 anni divenne Gran Conte di Sicilia e che sarebbe divenuto il primo re di Sicilia.

Adelasia aveva appreso dal marito non solo le arti del governare e della diplomazia ma anche quella della mediazione, dote a lei congeniale che le consentì sempre di comporre i conflitti che facilmente esplodevano in una realtà composita come quella siciliana; proseguì con grande abilità la politica di Ruggero il cui punto di forza era la capacità di rispettare costumi e culture diverse integrate in un contesto nazionale multietnico, nuovo ed originale. Latini, franchi, greci, arabi non dovevano sentirsi stranieri o percepire prevaricazioni dall'una o dall'altra etnia bensì dovevano sentirsi popoli di una stessa patria. La sua fu una responsabilità immensa, ma ella seppe assolvere a questo compito con una grinta, un coraggio ed un'abilità eccezionali anche per un uomo temprato al comando, fino al 1112, quando passò la mano all'unico figlio rimastogli Ruggero che in quell'anno compiva diciassette anni.

Ruggero, cresciuto nell'ambiente cosmopolita della corte di Palermo fu educato da precettori greci e musulmani. Imparò a parlare correntemente il greco, l'arabo ed il latino, cosa che gli consentì, da adulto di trattare in prima persona coi principi stranieri. Avviò un'energica politica di consolidamento della contea continuando l'unificazione dello stato avviata dal padre tendente a dare a tutti i sudditi del regno, qualunque fosse la loro origine etnica, un'eguaglianza di fronte alle leggi e di fronte allo Stato, e contemporaneamente una politica di espansione nel Mezzogiorno della penisola, col disegno di unificare i domini normanni d'Italia.

Pochi sovrani in Europa avrebbero potuto competere con lui. Nessun monarca occidentale lo superava in ricchezze e Palermo, antica capitale degli emiri, ricca di magnifici palazzi, fiorentissima per le arti e per i commerci, era la degna sede di un tal principe, che aveva adottato la pompa e i costumi arabi. Il suo palazzo era adorno di preziosissimi arredi; popolato di eunuchi e fanciulle e difeso da un fortissimo corpo di soldati saraceni. Il fasto di Palermo era pari a quello delle più sontuose corti orientali e al fasto corrispondeva la potenza, perché in quel tempo Ruggero, i cui stati si estendevano quasi fino a Roma e avevano i porti frequentati dai crociati di passaggio, pesava molto nella politica europea. E mentre l'autorità degli altri principi era limitata dalla potenza dei loro vassalli, quella di Ruggero no ed era in grado di radunare quando, dove e come voleva un formidabile esercito, che le fedelissime milizie musulmane rendevano ancor più forte e temuto.

Ruggero II fece del regno di Sicilia uno degli Stati d'Europa più potenti e meglio ordinati grazie alla base legislativa delle "Assise del Regno di Sicilia", date ad Ariano nel 1140. Caratteristica del regno siciliano è l'esistenza di un'amministrazione centrale assai complessa: il re è assistito da sei ufficiali (i più importanti dei quali sono l'"ammiraglio", carica di origine araba, capo delle forze armate ed il protonotario, capo della cancelleria) e da magistrati sparsi nelle province (iusticiarii e connestabuli). Esistono un'amministrazione finanziaria (dohana) e una forma di autogoverno concessa alla comunità araba di Palermo, retta da un kadì. Speciali prerogative, in materia di organizzazione ecclesiastica, grazie all'apostolica legatia concessa da papa Urbano II a Ruggero I vengono riconosciute ai sovrani normanni, nominati legati papali, ossia diretti rappresentanti della Santa Sede.

Pur essendo gli obiettivi principali imposti dai pontefici lo sradicamento dell'islamismo e la lotta contro l'influenza del Cristianesimo greco-bizantino, Ruggero II si guardò bene dall'interessarsi di crociate, problema che coinvolgeva il resto dell'Europa, e fu molto tollerante riguardo le profonde differenze etniche e religiose esistenti tra i suoi sudditi, ed anzi ne incoraggiò le attività artistiche e culturali. Alla corte di Ruggero perdura la cultura araba e molti dotti accolse alla sua corte, preferendo alla compagnia e alla conversazione con i monaci cristiani quella con i dotti arabi, tra questi ricordiamo il geografo al-Idrisi che per incarico del sovrano scrisse "Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo" più nota come Kitab-Rugiar, ossia Il libro di Ruggero, che costituisce una delle più importanti opere di geografia di tutto il medioevo. Al libro si accompagnava un grande planisfero d'argento, purtroppo andato distrutto o meglio predato e fuso.

Il grande re morì nel 1154, dopo 24 anni di regno e dopo aver sottomesso buona parte delle terre che si affacciano nel Mediterraneo. Due mesi dopo la sua morte nacque la figlia Costanza, che qualche anno più tardi partorirà in una pubblica piazza lo Stupor mundi, Federico II di Svevia.
(Da "Storie di Sicilia" di Fara Misuraca - Centro Culturale e di Studi Storici "Brigantino- il Portale del Sud" - Napoli e Palermo ilportaledelsud@fastwebnet.it )

Il Sud si ribella alla Lega Nord (l'Italia dei dialetti ?)

Il partito separatista e spesso razzista della Lega Nord decide l'agenda del governo Berlusconi. I meridionali ne hanno abbastanza e stanno pensando di fondare una Lega Sud (...). L'atmosfera tra il Nord e il Sud Italia si è fatta pesante (...). La causa si chiama Lega Nord, il partito di Umberto Bossi, che ogni giorno presenta nuove proposte che bersagliano i meridionali ed indeboliscono l'unità nazionale (...). La Lega è fortemente legata alla propria identità e vede nella "Padania" , uno stato partorito dalla fantasia di Bossi, la propria patria. Lingua ed istruzione stanno a cuore ai leghisti. Così tanto che vogliono rendere i dialetti locali obbligatori per legge nelle scuole primarie e superiori. Ciò riguarda anche gli insegnanti meridionali che lavorano al Nord. Secondo la Lega, questi ultimi non parlano una parola di italiano, per non parlare dei dialetti settentrionali. "Bisogna smetterla di far torturare i nostri figli da persone che non vengono dal Nord", ha gridato Bossi durante un convegno di partito. Il Ministro Gelmini ha promesso "corsi intensivi" per i meridionali, ma per Bossi non basta (...). Bossi vuole ora far passare una legge per cambiare le gabbie salariali in Italia del Sud e del Nord, dal momento che il costo della vita al Sud è più basso che al Nord. Quasi tutti gli altri politici, sindacati e associazioni di imprenditori hanno reagito furiosamente alla proposta. "Razzista" e "odorante di Unione Sovietica" sono i giudizi più moderati. Berlusconi prova a salvare il salvabile per evitare di cadere nel divario crescente tra Nord e Sud. (Articolo di Politica interna, pubblicato venerdi 14 agosto 2009 in Olanda)

Sgarbi : "Assurdo non volere una società multietnica"

"Dire di non volere una società multietnica vuol dire negare i modelli dell'Occidente, sia nella sua storia (si pensi alla Sicilia), sia nel presente (si pensi alla Francia o agli Stati Uniti). Parigi e New York non sono forse multietniche ? O Berlusconi preferisce il modello di Kabul, monoetnico e rimpiange i talebani che hanno distrutto il Budda di Bamiyan. Il presente e il futuro sono multietnici per una spinta della storia e pare lo abbia inteso Gianfranco Fini. Diverso è limitare l'accesso ai clandestini, agli irregolari, ai criminali o potenziali criminali, che possono essere anche monoetnici e cioè italiani come noi, come camorristi, mafiosi, pedofili. Non mi risulta che il Dalai Lama rappresenti una minaccia per l'Occidente." (Vittorio Sgarbi, lunedi 11 maggio 2009)

"Rimbalza il clandestino" (giochino padano)

Famiglia Cristiana critica duramente il gioco ideato da Renzo Bossi, figlio del leader della Lega, "Rimbalza il clandestino", su Facebook. "Fresco dell'agognato diploma (preso al quarto tentativo) Renzo Bossi, primogenito di Umberto - scrive ironicamente il settimanale dei paolini in un box intitolato 'L'angolo di brontolo' -si è subito applicato ideando l'agghiacciante videogame 'Rimbalza il clandestino'. Vince chi respinge con un clic barconi di naufraghi. Il pargoletto muove i primi passi nella politica. Non è meraviglioso ?". (La Repubblica, 26 agosto 2009).